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RBL Berlin / Culture - II

di Massimiliano D'Acconti ed Emilio Tamburini, foto di Dario Laganà
RBL Berlin / Culture - II - Radio Banda Larga

MEMORIA E FUTURO ALL'ISTITUTO DI CULTURA ITALIANA A BERLINO - LA MOSTRA

La mostra si sviluppa lungo il corridoio al quarto piano dell’istituto. Una serie di pannelli dislocati per tutta la sua lunghezza offrono una sintesi delle principali tappe e dinamiche storiche che hanno interessato gli internati di guerra italiani.

Sul lato opposto del corridoio, in cinque teche di vetro sono esposti invece documenti cartacei, fonti primarie emerse e selezionate dagli archivi della Farnesina, tracce particolarmente eloquenti del destino peculiare quanto infelice toccato ai 650.000 uomini che, trascinati nel caos politico e militare dell’8 settembre, furono soldati, prigionieri di guerra, internati militari e infine lavoratori sfruttati. La mostra è di piccole dimensioni ma merita una visita prolungata per la sua densità e per il contrappunto che essa crea fra le sintesi storiche, brevi ma efficaci, e le singole peculiarità dei materiali d'archivio in esposizione.

La prima teca è dedicata ad oggetti che caratterizzavano la quotidianità degli internati. Se alcuni effetti personali, come una gavetta e una coperta, rimandano ai bisogni del corpo e all’obiettivo minimo della sopravvivenza, altri materiali raccontano di bisogni più complessi ma non meno importanti. L’acquarello di un internato, posto accanto al suo attestato di partecipazione a una mostra d’arte organizzata nel Lager, rappresenta in colori tenui delle figure umane allungate e opache, che sembrano raccogliersi a guardare di rimando chi le osserva anche se i loro volti, appena accennati, sfumano nel grigio dello sfondo.

Ma oltre a organizzare mostre, lezioni, eventi musicali, gli internati cercavano di salvarsi anche con l’umorismo. Una copia scritta a mano del Lagerzeitung “Radio scarpa”, giornale di e per internati in un Lager nei dintorni di Norimberga, riporta nell’intestazione la dicitura: “esce quando può”. Oltre alla pubblicità delle valigie Scaccabarozzi, “pratiche, eleganti, economiche, moderne – approfittate, prezzi modici –“ e a quella dell’ “albergo ristorante A.K. 16026, cucina aperta a tutte le ore”, contiene anche un pezzo dedicato al piantone Gino e alle sue disavventure amorose. Nella stessa teca, una fotografia sulla pagina di un album mostra invece uno spettacolo nel corso del quale alcuni internati si erano travestiti da donne. Si divertono, una di loro sorride all’obbiettivo in mutande e reggiseno. Sotto la foto leggiamo la didascalia scritta a penna: “Donne? Ma no! Solo una IMI tazione”.

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La mostra prosegue con una preziosa selezione di documenti originali provenienti dagli archivi del Ministero degli Esteri italiano. Carteggi, telegrammi e circolari legati alla comunicazione interna all’apparato statale e militare della RSI, ma anche parti della corrispondenza che il duce intratteneva sul tema degli IMI con l’ambasciatore Anfuso di Berlino e con Hitler in persona.

In un telegramma datato 22 novembre 1943, Mussolini chiede al Führer di rispettare l’accordo secondo il quale la RSI avrebbe potuto reclutare  quattro divisioni di volontari tra le fila degli internati in Germania. Un appunto destinato a Mussolini del 20 agosto ’44 testimonia invece l’avvenuta civilizzazione: “il filo spinato è stato tagliato”. Ma quasi un anno dopo, le condizioni di quelli che dovevano essere lavoratori civili rimanevano spesso tragiche. In una relazione emersa da un sopralluogo nei campi dei militari dell’RSI, datata 5 ottobre 1944 si legge della “completa mancanza di vestiario e di calzature” per gli italiani e che “in alcuni settori ancor’oggi gli ex-internati vengono bastonati a sangue”.

I tentativi di migliorare le loro condizioni, tramite l’invio di viveri e di vestiario, avvennero in linea con l'idea che “i tedeschi stessi, convenientemente illuminati, finiranno pure per ammettere che il rendimento può e deve migliorare se i nostri saranno convenientemente nutriti e se saranno moralmente rialzati dal loro grado di abbattimento” – così Guido Tonella, direttore del giornale di propaganda La voce della patria, rivolto e distribuito agli ex internati. Ma uno di loro trascrive, in una lettera aperta allo stesso giornale, la risposta di un capo reparto alle proprie proteste per aver dovuto lavorare il giorno di Pasqua a differenza degli altri reclusi: “Per gli italiani niente riposo, niente festa, merda”.

In diversi documenti spiccano le firme e la calligrafia di Mussolini stesso il quale, nel Natale del ’44, scrive agli ex internati: “Associatevi – con disciplina e con dignità d’Italiani – allo sforzo quasi sovrumano del popolo germanico e avrete dato un positivo contributo alla vittoria che alla fine coronerà i sacrifici sostenuti dalle nazioni del Tripartito”. L’era fascista era invece agli sgoccioli e gli italiani sarebbero presto potuti ritornare alle loro case. Uno schermo interattivo della mostra permette di sfogliare l'albo con i nomi dei più di 50000 che invece non fecero ritorno dalle miniere, dalle fabbriche o dai famigerati campi di rieducazione al lavoro. A questi ultimi era stato destinato chi, come Michele Montagano, si rifiutava non solo di combattere, ma anche di lavorare per il Reich. I protagonisti di una resistenza disarmata, combattuta incrociando le braccia e stringendo i denti davanti alle lusinghe e ai soprusi del nazifascismo.

LA VOCE DI MICHELE MONTAGANO
In seguito alla conferenza abbiamo incontrato Michele Montagano per farci raccontare qualcosa di più sulla sua esperienza di prigioniero, di internato e di superstite. La sua testimonianza di quel che ha vissuto più di settanta anni fa è fresca e lucida quanto lui, giovanilissimo novantasettenne dalla battuta pronta e che ancora programma viaggi e interventi affinché questa memoria non svanisca.

L’audio integrale dell’intervista è disponibile presso questo link.
Il resoconto della conferenza si trova nella prima parte dell'articolo: RBL Berlin / Culture - I

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