Radio Banda Larga
social networksRBL su FacebookRBL su TwitterRBL su Instagram

Fabrizio De André: Principe libero arriva a Berlino /2

di Emilio Tamburini
Fabrizio De André: Principe libero arriva a Berlino /2 - Radio Banda Larga

In vista della premiere tedesca, che avrà luogo domenica 22 aprile al Babylon di Berlino nel contesto del CinemAperitivo, Radio Banda Larga Berlino dialoga con il regista Luca Facchini. “Fabrizio De André: Principe libero”, prodotto da RAI Fiction e BIBI Film, è dedicato alla vita del cantautore genovese, interpretato da Luca Marinelli.

[segue dalla prima parte]

Del resto il principe libero è una fiction. Per indagare l'opera di De André sarebbe stata forse più adatta la forma del documentario, con la quale peraltro tu hai lavorato in passato, ad esempio per raccontare Fernanda Pivano nel 2001. Hai sentito la mancanza di quel mezzo espressivo?
No. Poi io penso francamente che questo mestiere serva a creare qualcosa da condividere e che altrimenti non funziona, e già in quel documentario ho inserito in realtà elementi drammaturgici. Poi conoscevo benissimo Fernanda, eravamo diventati amici dopo che lei era venuta a vedere un mio cortometraggio. A un certo punto lei mi ha detto: “Verresti in America a conoscere i miei amici?” Le ho risposto di sì, ma non avevamo una lira. Abbiamo pensato di girare un documentario, così forse qualcuno ci avrebbe pagato un biglietto aereo. Poi naturalmente abbiamo declinato il tutto con molta serietà e impegno, io ho studiato come un pazzo per cercare di essere quantomeno all'altezza di dialogare con lei in un contesto pubblico. Ma anche lì ho cercato di tirare fuori l'aspetto emotivo di Fernanda in tutti i modi possibili, non ultimo usando canzoni di Fabrizio.

A proposito di questo, qual'è il suo album a cui sei più affezionato e perché, se puoi dircelo?
La Buona novella. È pieno di idee geniali, è un disco che ha fatto quasi interamente da solo, dal punto di vista della scrittura è molto aderente al suo modo di essere innovativo, provocatorio e molto umano, perché una lettura del Cristo come la fa in quel disco lì, considerato che aveva 28 anni, mi sembra di una grandezza pazzesca. Le tre madri secondo me è l'essenza di Fabrizio. C'è il fatto che la giustizia apparente non è la giustizia, che nulla è mai giusto solo perché tutti lo dicono. Anche solo il fatto che le madri dei ladroni dicano a Maria di smetterla di piangere perché diamine, il tuo ora risorge! Mentre i nostri sono lì attaccati a tre chiodi e non li vedremo più.

“Lascia noi piangere un po' più forte chi non risorgerà più dalla morte.”
Questa roba qui è de André al suo massimo. Poi ovvio, non ha mai scritto una canzone brutta, non credo che esista. Quella cosa la scrive più o meno intorno al '68. Mentre tutti fanno gli anticonformisti lui va in direzione ostinata e contraria, ed è sempre stato uno così, che apriva delle strade. Ha aperto anche il cantautorato italiano, De Gregori non avrebbe scritto una parola se non ci fosse stato lui. Scrive Preghiera in gennaio intorno al '67 ed è un canyon rispetto a quello che si cantava, suonava e scriveva allora, parla di morte e di suicidio. E poi a quell'età: preghiera in gennaio la scrive a 27 anni.

Fabrizio De André: Principe libero arriva a Berlino /2 - Radio Banda Larga

Luca Facchini, regista di "Fabrizio De Andrè: Principe Libero"

Prima dicevi che quando ti hanno proposto di fare il film inizialmente hai rifiutato perché i tempi non ti sembravano maturi.
Forse non mi sentivo addosso la forza di fare un film su Fabrizio De André, che è in effetti un'idea spaventosa. L'ho scritto nella cartella stampa di presentazione del film: mi sembrava di essere uno che stava per scalare l'Himalaya in pantofole. Poi viene la parte del fare le cose invece che pensarle, entri in una fase di totale irresponsabilità creativa e non ti domandi più se sei la persona giusta, lo fai e basta, non ti preoccupi più di sbagliare. Non ho più avuto paura di fare il film una volta che avevo deciso di farlo meglio che potevo, rispettando la figura di Fabrizio. Quello che traspare dal film è proprio il rispetto per questo personaggio, e volevamo tradurlo soprattutto nel fatto che non diventasse una macchietta, che risultasse estremamente credibile, e qui entra in campo Luca Marinelli. Se non avessi avuto l'idea di Marinelli per la parte di Fabrizio avremmo fatto una schifezza, perché tu puoi anche scrivere la sceneggiatura più bella del mondo ma se hai un attore che è un cane, o che è sbagliato per la parte, il film non va. Al contrario puoi scrivere una sceneggiatura pessima, ma se c'è uno che sa leggere l'elenco telefonico il film sta in piedi.

E gli attori hanno fatto un ottimo lavoro sui personaggi.
Sì, io ho cercato un cast di nomi poco conosciuti ma che avesse le prerogative giuste, la personalità, il talento, la capacità e la serietà di tenere in piedi il tutto. Gianluca Gobbi che fa Paolo Villaggio è strepitoso ed è l'unico peraltro che rientra nella somiglianza fisica, perché gli altri sono tutti molto lontani come conformazione dai personaggi che interpretano. Luca ci piglia e te lo evoca di brutto Fabrizio, ma la somiglianza è incidentale, non era la mia preoccupazione. Ho detto: “Pettiniamolo come Fabrizio”, ma il vero obiettivo era costruire il personaggio. Ti dico, sono contento che guardino questo film a Berlino e vi sarei grato se mi faceste avere delle reazioni, specie da parte dei tedeschi. Io ho avuto sempre in testa l'idea che dovesse essere un personaggio, punto, ed è poi un caso che si chiami De André. Se questo discorso funziona vuol dire che funziona a Milano, a Berlino o a Oslo. L'abbiamo trattato così, e questo mi ha permesso di impedire qualunque tipo di ricerca mimetica, che avremmo cannato in pieno. In Italia è volata una polemica sul fatto che non avesse l'accento genovese, aspetto di cui io francamente mi sono infischiato fin dall'inizio delle riprese. Un capo struttura della Rai ricorda di avermi sentito dire, durante uno dei primi giorni di riprese: “non voglio sentire un solo belin su questo set!” Non volevo cadere nella macchietta, mai. Luca dice un belin solo una volta, ironico, e lo dice forse con un leggero accento romano.

Si è trattato dunque di una scelta.
È stata una scelta non forzare una cosa che se non veniva con estrema perfezione e naturalezza avrebbe ucciso il personaggio. Abbiamo capito che quell'aspetto lì non serviva, perché comunque Luca aveva tirato fuori il Fabrizio che aveva dentro – un altro aspetto fondamentale: non correre dietro l'originale, ma tirarselo fuori. Lui ha dato chiaramente quel tipo di sensazione fin dall'inizio, togliendomi così ogni preoccupazione.

E allora invitiamo il pubblico di Berlino a venire a conoscerlo nel Principe libero alla sua prima proiezione in Germania, domenica 22 aprile al CinemAperitivo del Babylon.
Fatemi sapere ragazzi, e non fate i vaghi, accetto tutto. Come ripeto spesso, ho fatto talmente tanta fatica che vanno bene anche gli insulti, perché stiamo parlando di una cosa che c'è, ma non era affatto scontato che ci sarebbe stata.

È una buona massima, per tutti. Intanto, da me e da RBL Berlino, grazie di cuore per questa bella intervista.
Grazie a voi, ciao!

APPUNTAMENTO A BERLINO
22 aprile, CinemAperitivo
media partner RBL Berlin

Alles Paletti A Berlino è nata RBL BRL Consigli di lettura dal Ponte sulla Dora Bounce FM party at Bunker Alles Paletti