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Before we Bounce with Space Off

di Stefania Vulpi
Before we Bounce with Space Off - Radio Banda Larga

Come ogni dicembre torinese che si rispetti il gelo invernale è arrivato ad avvolgere la città ormai da qualche giorno. Tra l'aria tagliente e dei timidi raggi di sole ci prepariamo a riscaldare i nostri cuori e i nostri corpi con l'ultimo party Bounce FM del 2018, in un format inedito che vedrà protagonista per tutta la notte il DJ partenopeo Filippo Zenna (Periodica Records), interrotto solo dal debutto live di Space Off, nuovo progetto musicale di due DJ resident del party, Lorenzo Ricca e Paolo Cuomo.

Space Off è un progetto onirico ed esplorativo in cui Lorenzo e Paolo si sono divertiti a creare un universo sonoro e sensoriale meraviglioso. Dopo una listening session di alcune loro produzioni in anteprima, gli abbiamo chiesto di raccontarci la loro musica attraverso gli strumenti che hanno usato per comporre. Ma iniziamo dagli inizi.

Quando e come vi siete conosciuti?

Lorenzo: Ho conosciuto Paolo mentre mettevo i dischi ad uno dei Kinda Sunday al Bunker nell'estate del 2016. Venne dietro la console a chiedermi il titolo di questa traccia che stavo passando. Lo conoscevo già di fama per il suo progetto SpinOff e fui felice di scoprire che si era appena trasferito a Torino, qualche mese dopo entrò a far parte della famiglia di Bounce FM.
Un anno fa ci trovammo per la prima volta a jammare in cameretta con i sintetizzatori. Ci fu subito intesa e iniziammo a comporre dei brani insieme, trovando gradualmente il nostro suono e il nostro modo di fare musica. Negli ultimi mesi il lavoro si è intensificato: abbiamo allestito uno studio in casa aggiungendo qualche importante elemento e iniziato a trovarci con regolarità.

Paolo: Iniziammo campionando un pezzo di James Senese, per caso. Ci siamo ritrovati poi a strimpellare per diverse ore sui synth e decidemmo che era il caso di vederci con regolarità per dare un senso a queste jam. È sempre un gioco, ci divertiamo molto e pian piano sta diventando qualcosa di più.

E il nome del progetto da dove viene?

L: Space Off è l'unione dei nostri moniker individuali, Spacerenzo e SpinOff. All'inizio Paolo non era convinto, poi gli dissi che per me Space Off aveva un significato chiaro: spazio libero, liberato. In una società dominata da rapporti di potere che ci incastrano e ci allontanano dalla nostra volontà abbiamo il bisogno di creare spazi liberi dove connetterci con la parte più profonda di noi stessi, per me fare musica è un modo di creare questo spazio libero.

P: Lore, in realtà all'inizio volevo trovare un moniker che avesse più significato rispetto a una semplice crasi di nomi...ma Space Off andava bene, spazio libero era un bel concetto e tu l'hai coltivato.

L: Paola Lesina poi ci ha aiutato a creare un'identità visiva per il progetto: uno spazio bianco applicato ad immagini dei contesti in cui viviamo e in cui vogliamo creare spazio libero. Paola ci ha invitato a proseguire da soli la produzione di immagini per il progetto: è un'operazione semplice e creativa, un altro modo per creare spazio libero. Può farlo chiunque, anzi invito chi ci legge a fare lo stesso e mandarci i suoi space off. L'immagine che vi abbiamo passato per questo articolo è nata proprio così, grazie Lisa!

Infatti è un'idea molto bella! Ma arriviamo al dunque: la strumentazione. Mi piace che abbiate lavorato con un arsenale ridotto, ma di qualità.

Roland Juno 60
Il vero protagonista in Space Off, l'unica traccia di cui avete pubblicato una breve preview sui social nei giorni scorsi. Giusto?

L: Esatto in quel brano ci sono parecchie parti registrate con il Juno. È uno dei brani che preferisco tra quelli che abbiamo composto e restituisce bene il concetto di "space off": ci sono diverse take che durano vari minuti e abbiamo deciso di tenerle integralmente. Rispecchia il modo che abbiamo trovato di comporre: dopo aver costruito una prima struttura ritmico/melodica essenziale la mandiamo in loop e iniziamo a suonarci sopra coi synth.

P: Il Juno 60 è un celebre synth analogico storico degli anni 80: un vero parco giochi, molto intuitivo e attraente per chi cerca un sound caldo e avvolgente. Non abbiamo mai salvato un preset, per cui ogni volta è stato come suonare un suono leggermente diverso, magari migliore, magari meno, ma mai uguale al cento per cento. Lorenzo in questo pezzo ha creato un ambiente spaziale e psichedelico attraverso l'aggiunta di accordi e giocando con l'inviluppo del filtro.

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Il leggendario Roland Juno 60 in dotazione del duo Space Off

Boss RE20 Space Echo
Mi sembra un elemento importante della vostra squadra. Da dove arriva e come lo avete utilizzato?

L: È uno strumento che ho visto usare a tantissimi musicisti. Me lo procurai quando mettevo i dischi al Velvet dove c'era spazio per un solo giradischi e lo usavo per mixare: quando stava finendo un brano attaccavo l'effetto e mentre lui girava avevo il tempo di cambiare il disco. Per me al momento è imprescindibile in studio, mi piace molto farci passare attraverso il suono dei sintetizzatori e nel live di venerdì verrà usato proprio in questo modo.

P: Lo space Echo ci aiuta a dare un tocco dub ai nostri pezzi e rende il tutto più Deep e più mentale. Fa proprio una bella coppia con il Juno60 e se suoni con le luci spente il viaggio è assicurato.

Moog Little Phatty
La bassline gioca un ruolo centrale nello sviluppo di certe vostre tracce e sembra venire dal vostro bel Moog, non è così?

P: Il Little Phatty è un piccolo cicciottello, un bel synth per bassi rotondi ma anche suoni taglienti. Facile perdersi perché è facile spippolarci, Lorenzo a volte mi aiuta a mantenere la calma quando riusciamo a costruire un suono figo.

L: Il suono cosmico che noi chiamiamo "ring" di Space Off è stato composto col Moog. Il Moog l'abbiamo usato prevalentemente per registrare le bassline, ma durante la lavorazione di questo brano Paolo iniziò a improvvisare quella parte psichedelica. Mi fece subito impazzire e feci passare il segnale del Moog attraverso lo Space Echo per confondere i confini di quel suono che inizialmente mi pareva troppo netto. Registrammo una lunghissima take in cui Paolo suonava il Moog e io "spipolavo" il pedale.

Korg M1
Mi sembra abbia una presenza importante in Love Journey, un pezzo molto sognante.

P: Il Korg M1 è un synth digitale degli anni '90, ha un mucchio di suoni interessanti e celebri, ad esempio Organ Bass. Lo usiamo spesso per i suoni di piano e qualche lead qua e là.

L: Abbiamo iniziato ad utilizzare questo strumento come VST. Poi Paolé ha trovato un annuncio online a prezzo stracciato. Sono andato a recuperarlo da un calzolaio a Settimo Torinese in un giorno festivo, serrande abbassate, un'esperienza surreale.

Akai MPC 2500
Avete usato lo storico campionatore dell'AKAI solo per comporre le basi ritmiche o anche in altri modi?

L: Durante la fase di registrazione l'abbiamo usato per campionare suoni di drum dai dischi che abbiamo a casa. L'AKAI è stato per un bel po' di tempo attaccato al mixer nel mio salotto, mentre ascoltavo i dischi se sentivo un kick o un hi hat da campionare lo accendevo e campionavo il suono. Nelle ultime settimane è diventato protagonista in studio perché lo useremo come sequencer per suonare live.

P: Ho comprato il mio primo mpc quando ero adolescente. Suonarlo è sempre un grande spasso, è spesso ri-suonare i brani sull'mpc ci aiuta a stabilire un arrangiamento diverso dei pezzi. È uno strumento fortissimo, ricco di limitazioni sì, che però ti spingono ad essere più creativo.

Ok gli strumenti sono finiti ma mi dovete togliere una curiosità: chi è la persona che si cela dietro questa voce così calda, onirica, misteriosa?

L: non lo so, non lo conosco. Paolo l'ha invitato in studio a mia insaputa e non vuole dirmi chi sia, venerdì notte al Bunker lo incontrerò anch'io per la prima volta. Mi fa un po' paura...

P: L'ho conosciuto a Cocconato, ha uno studio improvvisato in una casa in campagna. Un tipo interessante, in giro si dice sia il nuovo Gurdjieff

E mentre ci interroghiamo sull'identità dal misterioso vocalist del progetto Space Off, non ci rimane che segnarci sul calendario l'evento del mese.
Ci vediamo venerdì 21 dicembre al Bunker, da mezzanotte in poi, per il debutto di Space Off e il DJ set di Filippo Zenna.
Aspettando di riscaldarci come i pinguini, ballando vicini vicini.

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